Lettura altamente sconsigliata ai “non boomer” come il sottoscritto, ormai troppo vecchio e dallo svapo “piagnone”
Qualche anno fa uscì un dispositivo delizioso ma complicato
da capire ed apprezzare, la Orion
di Lost Vape.
Piccola, batteria integrata, molto più comoda di una battery
box e molto più performante di una vape pen come quelle che vanno per la
maggiore.
Però era un dispositivo troppo particolare: veniva
equipaggiato con un circuito (il DNA-go) senza display (tutto “comprensibile”
solo tramite led colorati), che (come da pessima abitudine Evolv) usciva con
preset completamente male impostati rendendo la box difficilmente godibile dal
vaper medio; certo, dava la possibilità di impostare cinque profili diversi per
valore di resistenza, ognuno con cinque livelli di potenza distinti che se ben
impostato permetteva di svapare di ogni, dall’MTL a tiro chiuso al flavour ad
aria aperta (teoricamente anche un mezzo tiro di polmone, se non si rischiasse
di “ciucciare” liquido qualora l’aria aspirata fosse superiore all’immissione
al corpo testina).
Altro difetto, le pod molto costose visto che integravano
tank e coil fissata e non sostituibile, nella prima versione della pod (oltre
che, rispetto alle allora coil Nautilus, avevano una resa peggiore) e anche se
Lost Vape presentò poi una versione della pod in cui veniva conservato il tank
in policarbonato e si sostituiva solo il blocco coil, gli utilizzatori non se ne appassionarono.
Fecero anche una versione (la Orion Q-Pro) compatibile con
le pod e i ricambi della Orion prima versione, dotata di un circuito
proprietario più semplificato e dal costo dimezzato rispetto alla Orion dotata
di circuito DNA GO di Evolv, ma ormai era troppo tardi.
Però a me piaceva un sacco, quasi performante come una box
(se settato bene il DNA Go andava che era una gioia), un po’ cara ma adatta ad
un bel MTL (le vape pen senza aria ne potenza regolabile mi ricordavano troppo
le pennette eGo dei miei esordi nello svapo, le vape-pen grosse (anche di buona
qualità, come la Smok RPM40 e la Luxe di Vaporesso) erano un peletto troppo
ariose, più adatte al ragazzino che voleva fare i “fumoni” che ad un
degustatore dello svapo.
Peccato, ottimo prodotto, penso di essere uno dei pochissimi
ad averlo apprezzato.
La “nuova Orion”
Ma che senso avrebbe una nuova Orion oggi? E che cosa
dovrebbe avere per riuscire più “simpatica”?
Intanto, visto che è un dispositivo che non usa un power
bank come le più diffuse “pennette da svapo” una batteria capiente, l’originale
Orion montava una batteria da 950 mah, a non insisterci troppo non reggeva più
di un giorno e mezzo.
Poi, pod migliore, con una regolazione dall’aria alla base e
non una fessura sul drip tip (adatta sui dripper di una volta per gare di cloud
chasing ma soluzione mediocre per uno svapo MTL, aggiungendo aria al vapore
della coil tendeva un po’ ad “annacquare” la resa aromatica mentre un airflow
regolabile alla base “sotto coil” avrebbe una resa migliore.
Pod a coil sostituibili, soluzione più economica ma non meno
performante delle pod a coil fissa integrata oltre che rendere la pod lavabile
nel caso di cambio di liquido svapato..
E poi? Per tutti quelli che “non è vero organico se non
svapo liquidi zozzoni e quindi o vado di rigenerabile (atom rigenerabile a tank
su battery box, bridge rigenerabile su AIO)” farci che so, un RBA, una specie
di mini bridge rigenerabile stile Billet Box?
Non sarebbe male.
Come già scritto, Lost Vape non esiste più, dopo grandi
successi come la Paranormal, la Therion la Coral e la ePetite vennero prodotti
incompresi come la Orion e altre box a circuito proprietario poco apprezzate
dal pubblico, decidono di cambiare nome in LVE (sigla di Lost Vape England?
Lost Vape Engineering?) Vapor e riprende a produrre nuovi prodotti, la (a me è
piaciuta molto) Boson, un mix tra una vape pen “cicciona” stile Smok o
Vaporesso ma con un boro Billet compatibile al posto del tank (e quindi niente
coil ma bridge RBA o adattatori per Billet Box) dotata di circuito (anche
quello mi piace molto) Evolv DNA80 Color.
E la nuova Orion, la Orion II Pro.
La Orion II Pro
Va in commercio la Orion II Pro, versione modernizzata della
vecchia Orion Q, con molte novità.
Intanto, le dimensioni, se la vecchia Orion era un
dispositivo micro, una pod mod con circuito Evolv, la Orion II è di maggiori
dimensioni, quasi da mini slim box, aumento di dimensioni necessario per
alloggiare la nuova batteria LiPo da 1900mah, capacità doppia rispetto alla
versione precedente, con la miglior efficienza delle batterie LiPo rispetto
alle classiche Li-Ion (le batterie rimovibili che utilizziamo sui dispositivi
da svapo) arriva ad avere una “utilizzabilità” pari a una Sony VTC4 18650,
quasi al livello delle battery box standard.
| Foto completa del kit |
Disponibili per l’estero un pacchetto low cost dotata di
tank per le sue testine mentre in Italia ho visto in vendita solo la Special
Edition, che fornisce tank a testina, due testine da 0.4 e 0.6 ohm e compreso
anche il tank dotato di RBA (per le versioni economiche, da comprare optional(;
RBA con deck in single coil molto ben realizzato, facilmente accessibile e
lavorabile, perfetto e intuitivo per chi già rigenera già sui bridge della
Billet Box e della DotAIO dove gli spazi non sono enormi.
Airflow; finalmente spunta una regolazione dell’aria regolabile
“vera”, come gli atom veri; fisso sulla base, è una ghiera girevole che riduce
l’immissione dell’aria alla base della coil.
Soluzione molto intelligente, nella vecchia Orion la testina aveva
un’immissione di aria fissa (abbastanza stretta) e la regolazione avveniva sul
drip tip, con una fessura che, regolandola, aggiungeva o toglieva aria al
vapore aspirato; soluzione che veniva utilizzata nei dripper da gare cloud
chasing per aumentare il “nuvolone” di vapore ma che diluiva troppo la resa
aromatica. Oltre che fare lavorare la coil sempre a temperatura molto alta per
poi raffreddare così il vapore, ed è il motivo per cui, oltre che non avendo la
visualizzazione della potenza impostata (se non si ricordavano i preset
impostati e relativo colore del led di selezione) le vecchie Pod della Orion
facilmente bruciavano il cotone precocemente.
Airflow che funziona in maniera identica anche con l’RBA,
che è in tutto e per tutto un bridge stile DotAio o Billet con l’immissione
dell’aria dal basso.
Drip Tip: dopo averne viste di ogni, drip tip fissi, drip
tip proprietari come sulle Kiwi e sulla Vilter di Aspire, finalmente un attacco
standard 510 che, seppur diano in dotazione due drip tip in delrin (uno per
MTL, l’altro per svapo in flavour) abbiamo la possibilità (ottima e ben
gradita) di usare i drip tip che più ci piacciono e appagano, cosa che ho fatto
immediatamente, anche se i due drip tip forniti di serie sono carini,
confortevoli e ben fatti.
Circuito: classico circuito da pod, senza troppi fronzoli e
senza opzioni “fake” (come certi controlli di temperatura) che fanno solo
scenografia e che alla luce dei fatti non funzionano.
“Regolo su, regolo giù, regolo la potenza…”: no, in realtà,
di base, il tasto sinistro fa da blocco tasti lasciando attivo solo il tasto
fire per svapare, premendo entrambi i tasti la box si sblocca e premendo il
tasto destro si attiva il menu di selezione della box che ricorda un po’ quello
del DNA80 Color di Evolv:
Mode: da la possibilità di selezionare le due modalità, “RBA” se si usa la
cartuccia con deck rigenerabile, “Mesh” se si usa la cartuccia (diversa) per
testine prefatte; a dire il vero, sarò un bieco ignorante (e sicuramente lo
sono) ma il circuito opera in maniera identica nelle due modalità, cambia solo
l’indicazione a display e basta.
Puff: a display viene indicato il contatore di svapate che
da questo punto può essere resettato
Theme: da la possibilità di scegliere il tema a display, tra
quello standard “bianco e nero” (che preferisco, leggibile e sobrio nel look) e
a colori con scritte gialle e azzurre (a chi piace….)
Bright: funzione apparentemente stupida ma che solo pochi
circuiti permettono (Yihi SX600J per esempio), la possibilità di impostare
direttamente da box, la luminosità del display; funzione sottovalutatissima, se
svapo in un ufficio o addirittura la sera dopo cena in salotto a luce soffusa è
sufficiente una illuminazione display al
40% della potenza, se svapo al mare sotto il sole di ferragosto o la si regola
all’80/100% o il display risulta illeggibile, svapare nei luoghi chiusi e senza
illuminazione forte diretta svapare al 100% di luminosità display spreca
inutilmente corrente elettrica e riduce inutilmente la durata di carica della
batteria integrata, tant’è che per le mie prove imposto il 40% e vado confento.
Info: il codice del chip inserito, per chi è curioso.
“Ma come si fa a regolare i watt?”: tre click del tasto fire
e si sblocca la regolazione dei watt, impostabile come di solito con i tasti +
e – a piacimento.
Con quattro click del tasto fire si entra nella selezione
del modo, RBA o MESH (testine prefatte), soluzione molto stylish visto che la
stessa funzione è selezionabile pià comodamente e velocemente da menu, come già
visto.
Con cinque click la box, come tutte le altre, si accende e
si spegne.
Oserei dire che, per essere una battery box compatta o anche
solo una pod mod, tutte le funzioni necessarie ci sono. Bisogna solo provarla.
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