Sono triste: lo svapo, soprattutto quello high-end, di prodotti di qualità, sta lentamente morendo con sempre più modder (Vertigo Mods, Mark Bugs e Sunbox tra i primi) che stanno cessando la produzione, “prodotti d’arte” in legno stabilizzato non se ne vedono più, solo pod mod e plasticoni in stampa 3D, lo svapo è un mondo pieno di Kiwi e di noia.
E anche Dicodes, leggenda dello svapo, una dei pochissimi
che è rimasta a produrre al 100% in Europa, decide di cessare la produzione: i
circuiti li continuerà a produrre e assistere ma sembra cesserà la produzione
delle loro box mod.
Box che hanno fatto storia, che per prime gestivano il TCR
(ovvero il controllo di temperatura impostabile per tutti i materiali
termovariabili senza dover aspettare che l produttore del circuito lo
tabellasse con un aggiornamento software, come faceva Yihi), belle e originali
(la No.6, la “gocciona” vista dall’alto, in 26650, le varie Dani Box, pesanti
ma belle e indistruttibili.
E, canto del cigno, esce la prima AIO circuita e prodotta da Dicodes, la Dani Boro 60w.
E’ da comprare? Non è da comprare?
Intanto, per gli amanti del prodotto Dicodes, se si perde
subito l’occasione di comprarla, poi bisognerà aspettare di trovarne una sui
mercatini dell’usato, cosa difficile perché i prodotti Dicodes (soprattutto le
box mod) sono quei prodotti a cui i proprietari (io per primo) si affezionano
molto e che venderanno a grande fatica, oltre che ai bassi quantitativi in cui vengono
prodotte.
Ergo, la si compra anche se fa male, 339 euro per un
prodotto di qualità garantita da Dicodes comunque anche se non economico è
adeguato ad altre mod di qualità inferiore, in stampa 3D fatta con la stampante
comprata su Aliexpress e cablate alla bell’è meglio dal cugino che frequenta
l’IPSIA.
La Dani Boro 60w
Finalmente mi arriva e, come certezza, faccio fatica a
tirarla fuori dalla scatola: bella, pesante, tutta in acciaio “cattivo”, lo
stesso con cui in Germania (ahi, i tedeschi…) costruiscono i carri armati
Leopard, e come tutte le altre Dicodes l’impressione di solidità e robustezza è
assoluta.
Ma la guardo, è strana… Come linea potrebbe assomigliare
alla Hussar BXR, box bella ma che ho odiato (placche superiori e inferiori che
si sverniciavano, assemblaggi fatti male con i pulsanti che rientravano nella
scocca, lo sportellino a magneti del vano boro che si staccava anche solo a
tenerla nel taschino della camicia), però per il peso, il feeling
nell’impugnarla e la precisione nel “comandarla” la rende di tutt’altra pasta.
E, nella scatola della box (fantastici questi tedeschi!) vi è anche un attrezzo
per svitare il nut (Billet compatibile) che incassa il drip tip e che ferma il
boro, operazione necessaria da fare se si deve fare il refill del liquido,
comodissimo se si resta col drip tip sfilato in mano e non si vuole cercare una
moneta da un centesimo da usare come cacciavite o rompersi un’unghia.
E lo sportellino magnetico del vano boro… Uguale a quello
della Hussar ma con magneti cattivi e potenti, basta avvicinarlo alla scocca e
lui si attacca e si chiude da solo, senza dover muoverlo o collimarlo troppo,
anche quello è ben fatto.
Il circuito col suo display
a forma quadrata
Tappo del vano batteria al solito filettato alla perfezione
che si incastra al primo tentativo, ben fatte anche le filettature del nut
(sono pigro, smonto quello di serie e lo sostituisco con un più comodo blocco
nut+drip tip ibrido, più facile da smontare senza che si scomponga, comodo
anche lo “stondamento” del retro della box, che la rende molto più comoda da
impugnare, non come le Billet che dopo un po’ indolenzivano la mano.
La Tecnica.
Intanto, la Dani Boro monta un circuito del tutto nuovo, con
un display quadrato un po’ stile DNA80 Color, ma fortunatamente in bianco e
nero, posto sotto il lato boro ma perfettamente sigillato e a prova di perdite
di liquido (a differenza del display della Billet Box, appoggiato e non isolato
e quindi vittima sacrificale di ogni perdita di liquido con fuori uso del suo
DNA60.
E, per fortuna, visto che quasi tutte le boro mod circuitate
Dicodes in circolazione montano il V3 (lo stesso dei tubi Dicodes Dani)
settabile (scomodamente) in monopulsante, la Dani Boro ha i due tradizionali
pulsantini di regolazione + e – alloggiati nel fondo della box in un incasso
che, se da un lato li rende comunque comodi da premere per le regolazioni
dall’altro le protegge da pressioni accidentali quando è appoggiata o intascata.
Soluzione fantastica e originalissima, i due pulsanti di
attivazione, uno sul frontale della box e l’altro sul laterale, tutti e due
sempre attivi, così mentre certe box costringono chi le utilizza ad impugnarle
“come vuole il modder” se le si vuole attivare (come la bella ma scomodissima
Zero Nega di Sunbox) la Dani Boro la si impugna come si vuole e come ci è più
comodo, tanto da qualsiasi posizione sta in mano è attivabile.
Le placche laterali sono fissate a magneti e smontabili, nessuna utilità se non
quella di poter utilizzare (chissà, un domani…) delle placche di aftermarket,
rifinite, incise o colorate, diverse da quelle di serie.
NON SMONTATELE! Il pulsante laterale non è fissato ma è solo appoggiato sullla
placca (forse potrebbe essere sostituibile come quello delle Billet Box) e
tenuto fermo a placca montata dallo switch sottostante e al mio tentativo di
smontare la placca è saltato via ed è finito perduto; solo spazzando TUTTA la
taverna (70mq) l’ho trovato, motivo per cui è sconsigliabile smontare SOLO per
curiosità e non sopra un tavolino con tovaglia (senza tovaglia a me il
pulsantino è rimbalzato e caduto per terra, chissà dove).
Però, fiKa, è facile e comoda da impugnare e svaparci sembra
quasi un gioco, è anche comoda da impugnare e svaparci con la sinistra per me,
che non sono ne mancino ne ambidestro.
E soluzione molto originale, vista solo sulla Fakirs Mods SBS a mosfet e sul proto
(ne ho due…) della Latus di Vertigo Mods, soluzione che nella versione di
produzione non verrà poi implementata.
Il circuito.
Carino il display, quadrato e meno ingombrante in lunghezza,
è alloggiato su un lato della box e non sul fondo (come molti DNA60) che lo
rende leggibile senza dover capovolgere la box, cosa sempre critica con delle
AIO a Boro, facili a “sbrodolare” liquido.
I menu sono praticamente identici (come impostazione e
grafica) a quelli tradizionali Dicodes, l’unica cosa che ho notato è la
mancanza (finalmente!) del boost e dei cicli di durata dello stesso: mentre il
boost sugli altri circuiti (Starplat, Evolv e Yihi) viene impostato solo come
incremento/decremento della potenza per unità di tempo, il Dicodes dava la
possibilità di impostare anche altre cose come la ciclicità della forma d’onda
dell’intervento del boost.
Ci avete capito qualcosa? Io no, nemmeno a leggermi le istruzioni d’uso Dicodes
in lingua tedesca, però il 95% delle persone che mi contattava “ma com’è che a
te il Dicodes funziona bene mentre con me è un disastro?” era perché
impostavano “ad cazzum” parametri in questo menu, cosa ottima per avere svapo
discontinuo e “svirgolato” o nel caso di impostazioni eccessive, bruciare il
cotone della rigerazione.
Però, con tre click del tasto fire si attiva il meno e coi
tasti + e – è comodamente impostabile la potenza in watt (o in varivolt o il
niente, se impostata la modalità bypass ovvero meccanico senza regolazione ne
stabilizzazione del voltaggio ma solo con le protezioni di sicurezza
sull’elettronica).

Il package, classica "scatola Dicodes"
con in alto a sinistra la chiave per
smontare i nut incastrati, nel caso
serva
E come si usa la Dani Box?
Sconsigliatissimo l’uso in TC che è perfetto come tutti i TC Dicodes ma
pretendere di svapare in TC con una box a boro, in cui la rigenerazione è
appoggiata su un piattello di contatto e non su un attacco 510 (quindi
imprecisa e troppo “fluttuante” nella lettura del valore di resistenza della
coil), per il resto è una Dicodes a tutti gli effetti.
Più “morbido” il circuito Yihi, secondo me il migliore per gli amanti dei
mentolati e dei fruttati, meno “naturalmente cattivo” del Dna60 “bianco e nero
di Evolv”, a mio gusto ancora il circuito migliore per svapare i tabacchi
“scuri e puri” come i Latakia non aromatizzati, è invece perfetto per i gusti
morbidi, io ho provato un “Noches” (Sigaro cubano, un piloto molto soft,
morbido e legnoso) con boro TMD di BP Mods e coil da 0.8 ohm e un Cuor di
Nocciola Vittoriani del biscottificio, boro Atmizoo con bridge Arrow di SVT,
coil Nautilus a mesh da 1 ohm (non avevo voglia di cercarmi una custard in
casa, ce l’ho, è sempre stato un must su circuiti Dicodes ma sono troppo pigro)
e su tutti i gusti “pastosi” e morbidi i circuiti Dicodes sono un must.
Ma ne vale la pena comprare questa Boro Mods? Sicuramente a
livello di costruzione è tra le miglior AIO costruite per robustezza e
affidabilità, vera e propria opera d’arte meccanica come tutti i prodotti, più
cara (e molto) se paragonata da una Kill Lite di Ambition Mods (con meno
qualità e soluzioni tecniche) ma buono se paragonato a certi “plasticoni” in
stampa 3D che si vendono spacciati per prodotti di modding high end.
“Ma come posso trovarmi ad usarla”? Male, Dicodes ha menu un
po’ intricati, richiede attenzione e precisione a settarla e consapevolezza,
perché se un DNA impostato male funziona, Dicodes ha una lista di segnalazioni
di errori che è il triplo di quelle dei circuiti Evolv, alcune delle quali
bloccanti e quindi per l’utente “non nerd” meglio il DNA, meglio ancora l’80,
senza TC con solo regolazione di potenza e boost, circuito con cui è possibile
sbagliare.
“E a gusto”? Erogazione molto precisa ma pastosa e piena,
secondo me gli appassionati di Latakia al sapore di portacenere potrebbero
addirittura trovarla fiacca come erogazione, per loro meglio i DNA60 (anche
coloro) che erogano buck-n-boost belli aggressivi, ma per i cultori dello svapo
morbido, con una coil magari anche reattiva (una nichrome da 0.7/0.8 ohm) e un
gusto tabacco con fondo cremoso o morbido o legnoso come le custard e gli
estratti di tabacco caraibico la Boro Box di Dicodes è un dispositivo che
unisce perfettamente (e ottimamente) la comodità di un dispositivo a Boro con
le prestazioni tipiche (ormai “tradizionali” dei circuiti Dicose.
Mi è piaciuta. Assai.
Nota: è presente una porta USB-c e, considerato che i
circuiti Dicodes non prevedono ne il software aggiornabile ne la programmazione
in esterno come i circuiti Evolv con Escribe, dovrebbe (dico dovrebbe) servire
per la ricarica esterna.

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